ViscumPrima di parlare del Vischio, ritengo utile raccomandare ai lettori di non improvvisarsi guaritori, ma di lasciare la medicina ai medici e la farmacia ai farmacisti: in questo articolo non troverete descrizioni di ricette miracolose, soprattutto perché il vischio è una pianta difficile da maneggiare, essendo il suo intervallo terapeutico –la differenza tra dose necessaria per l’effetto ricercato e dose tossica- molto ristretto.

Di quale Vischio parliamo?

Esistono tantissimi tipi di Viscum: il Vischio appartiene all’ordine delle Sandalacee (figura 1), che si suddivide in alcune classi, tra le quali le Viscacee, che a loro volta si dividono in 7 generi, 480 specie, i più ricchi dei quali sono Phoradendron  e Viscum. Nel genere Viscum esistono poi 70-100 specie, sparse nelle zone temperate e tropicali del mondo, con usi e proprietà vari, dal semplice impiego ornamentale all’utilizzo come medicinali, sia popolare che scientificamente studiato. È importante ricordare che specie diverse del genere Viscum o addirittura specie appartenenti a classi diverse si somigliano moltissimo. Noi ci concentreremo sul ‘nostro’ vischio, il V. Album.

Com’è e come si comporta il vischio?

Il Vischio è una pianta semiparassita incapace di crescere sulla nuda terra: vive alle spese di altri alberi –querce, castagni, meli, abeti, aceri, mandorli, betulle,… – poiché è incapace di produrre tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno (Figura 2). I suoi semi, dispersi dagli uccelli che se ne cibano, sfruttano le sostanze vischiose del frutto per appiccicarsi ai rami e ai tronchi; a questo punto una propaggine -nota come Austorio- cresce verso il tronco e penetra nell’albero ‘rubando’ nutrimento per far germogliare il seme. La pianta di Vischio continuerà a derubare l’albero delle sostanze nutritive per crescere e sopravvivere, talvolta fino a provocare la morte dell’ospite.

Che sostanze produce il Vischio?

Le sostanze contenute in questa pianta sono numerose e variano in base a tanti fattori: come per le altre piante, la parte raccolta, nel caso si raccolgano le foglie la loro età, il tempo in cui viene raccolta, l’albero che lo ospita, e ultima ma non indifferente, la preparazione usata.

Che preparazioni se ne fanno?

Esistono molti tipi di preparazioni. Sulla base del trattamento effettuato sul vischio –macerazione, estrazione, fermentazione, …- avremo un contenuto differente di sostanze. Le preparazioni poi possono essere fatte secondo la medicina antroposofica, che tra poco introdurrò, con una lunga lavorazione e raccolto misto sia estivo che invernale, oppure non antroposofiche e standardizzate per contenuto in lectine, alcuni dei componenti principali e più efficaci.

Per cosa si usa il Vischio? È pericoloso?

Nei secoli passati si faceva uso di vischio con svariate indicazioni, alcune delle quali sono state validate e si ritrovano ancora in testi di botanica farmaceutica di 40 anni fa, come la pressione alta, l’arteriosclerosi, la nefrite cronica. Attualmente però per questi usi abbiamo sostanze più maneggevoli, con un rischio di effetti collaterali/tossici molto minore: il vischio è infatti poco maneggevole e potenzialmente velenoso per cui viene scarsamente usato. A conferma di ciò, mi sono anche confrontata con alcune persone esperte da decenni in campo erboristico, che mi hanno sconsigliato di parlare di questa pianta, per la sua pericolosità. Costoro infatti non utilizzano più il vischio per queste ragioni. Sono stati infatti riportati casi di effetti collaterali importanti, come un’epatite da preparato erboristico, shock anafilattici da preparati farmaceutici, oltre anche a reazioni locali al sito d’iniezione, dispnea, colite emorragica, herpes, dolori articolari, insufficienza renale, linfangite, parestesie, sarcoidosi, ulcere, vertigini, sintomi gastrointestinali….., per cui l’uso va effettuato solo sotto controllo medico!

Vischio e tumori

L’utilizzo in campo oncologico origina dalla medicina antroposofica, nata dalle idee di Rudolf Steiner: filosofo, esoterista e pedagogista austriaco. Secondo la medicina antroposofica, la malattia è una perturbazione dell’equilibrio della persona: l’organismo in toto sta mandando un segnale del suo malessere profondo. La terapia quindi si discosta dalla cura secondo la medicina convenzionale, per la quale la terapia antineoplastica consiste, semplificando, nella distruzione o rallentamento della riproduzione delle cellule ‘impazzite’ o ‘malate’. Steiner focalizzò la sua attenzione sul vischio poiché esso è una pianta diversa dalle altre: cresce a spese di una pianta ospite, si sviluppa come ‘ciuffo tondeggiante’ , non verso l’alto, e come dicevamo prima, ha un ritmo di vita contrapposto alle altre piante, per cui potrebbe contrastare le forze che promuovono lo sviluppo del tumore.

Molte persone colpite da neoplasie ricercano nelle terapie non convenzionali supporto (non sostituzione!!!) della terapia convenzionale, per cui  sono stati effettuati e sono tuttora in corso studi sul vischio per verificarne l’efficacia. Per comprendere i risultati, purtroppo attualmente solo parziali, dobbiamo prima capire come funziona ‘a grandi linee’ il tumore.

Le cellule del nostro corpo sono soggette a fini regolazioni della forma, della funzione, della crescita e della riproduzione. Immaginiamo che una cellula, ad un certo punto, perda la regolazione della riproduzione, per cui incomincerà a fare altre cellule uguali a sé stessa, ovvero cellule senza regolazione della riproduzione, che si moltiplicheranno a loro volta. La riproduzione rapida e incontrollata talvolta provoca errori successivi, per cui verranno progressivamente persi forma e funzione, fino ad ottenere cellule che a volte neanche assomigliano alla cellula d’origine, che possono anche produrre sostanze inutili o dannose, senza possibilità di fermarsi o correggersi.

Il vischio contiene alcune sostanze – viscotossine, lectine, i ramnogalacturonani- che sembrano agire a più livelli sul tumore:

  • Induzione della morte cellulare attraverso l’attivazione di meccanismi fisiologici di ‘autodistruzione’ (apoptosi) oppure creando ‘buchi’ nella parete della cellula in modo che alcune sostanze all’interno fuoriescano e altre sostanze all’esterno possano entrare, generando uno squilibrio per cui la cellula non è più in grado di sopravvivere;
  • Potenziamento del sistema immunitario contro le cellule tumorali: spesso il tumore produce sostanze che inibiscono i nostri sistemi di difesa. Il Vischio sembra riportare la situazione all’equilibrio, potenziando il sistema immunitario e rendendo le cellule già danneggiate più sensibili agli attacchi del nostro sistema di difesa;
  • Intrappolamento dei chemioterapici nelle cellule neoplastiche;
  • Generazione di radicali liberi dell’ossigeno;
  • Effetto anti-angiogenetico: il tumore per sopravvivere e svilupparsi ha necessità di nutrimento che riceve attraverso nuovi vasi sanguigni che fa crescere producendo sostanze angiogenetiche (attraverso questi nuovi vasi inoltre si possono disseminare cellule tumorali nel circolo sanguigno, creando metastasi a distanza); alcune sostanze contenute nel vischio sembrano promuovere la morte delle cellule dei nuovi vasi;
  • Danno diretto di alcune strutture importanti per la vita della cellula, come i ribosomi (di vitale importanza per la sintesi di proteine) e i mitocondri (centrali energetiche della cellula);
  • Possibile modifica dell’espressione genica;
  • Aumento della riparazione del DNA dei linfociti e prevenzione della depressione del sistema immunitario dovuta ad alcuni chemioterapici.

Inoltre, è stato verificato che pazienti con neoplasia mammaria trattati con vischio hanno alti livelli di endorfine, sostanze prodotte dal nostro cervello che danno una sensazione di benessere e permettono una miglior tolleranza del dolore. Sembra che con l’utilizzo dei preparati di vischio migliorino anche nausea e vomito, aumenti l’appetito, vi sia una sensazione di maggiore energia, il ritmo sonno-veglia sia più regolare,  e che i soggetti trattati godano di maggiore benessere emotivo, migliori capacità di concentrazione, un miglior funzionamento in ambito lavorativo, siano meno soggetti a depressione e ansia, ed affrontino in maniera migliore e più efficace la malattia.

Sembra anche che il vischio insieme a chemio e radioterapia abbia un effetto sinergico e ne diminuisca gli effetti collaterali. Almeno negli studi su pazienti, che comunque sembrano mostrare abbastanza chiaramente un miglioramento della qualità di vita, se non altro anche a fronte di una miglior tollerabilità  della chemio e/o radioterapia per cui aderiscono meglio alla somministrazione delle cure classiche.

Ma funziona veramente?

Fin’ora ho utilizzato la parola ‘sembra’ perché in effetti si sono visti molti pareri discordanti, tra chi è a favore e chi contro, e sembra che molti studi non siano stati condotti in maniera impeccabile, ponendo un’ipoteca sulla loro validità.  È quindi necessario che altre ricerche vengano condotti in maniera più rigorosa, per ottenere dati inconfutabili. Perché questi studi non sono stati condotti ‘come si deve’? Nella realtà dei fatti, riportare studi di medicina non convenzionale alla comunità scientifica è spesso difficoltoso, la medicina convenzionale richiede dati standardizzati a conferma dell’efficacia, e sono spesso difficili da fornire per chi pratica medicina non convenzionale. Le critiche vengono fatte riguardo le preparazioni utilizzate, poiché sono le più svariate, ed essendo preparate a partire dalla pianta, e ogni pianta è diversa dall’altra, non contengono per forza le stesse sostanze nella stessa quantità, diversamente da come siamo abituati con i farmaci ‘classici’. Inoltre, la terapia non convenzionale viene ‘aggiustata’ sul singolo paziente, per cui viene introdotto un ulteriore elemento di variabilità nelle sostanze somministrate,nella dose, e nella risposta. Va inoltre ricordato che è possibile ottenere effetti differenti utilizzando diverse quantità o somministrazioni ravvicinate/distanziate della stessa sostanza, per cui la risposta può essere ancor più variabile.

Le conclusioni sono quindi provvisorie.

Studi di farmacologia convenzionale

Le sostanze che sembrano più efficaci nel contrastare lo sviluppo e la progressione dei tumori, metastasi comprese, sono le lectine -in particolare la lectina 1-, per cui si sta lavorando alla produzione di alcuni farmaci che contengano questa sostanza come principio attivo, in modo da poterne verificare l’efficacia. Pur essendo un’ottima notizia, secondo la medicina non convenzionale si perderebbe una parte importante della terapia con vischio, poiché nella fitoterapia si presuppone, ed in alcuni studi sembra sia emerso con una certa chiarezza, che le sostanze contenute nella pianta insieme al principio attivo più potente possano agire in maniera sinergica potenziandone l’effetto oppure minimizzando gli effetti collaterali.

Sono purtroppo divergenze di opinioni difficili da far andare d’accordo, sebbene il fine ultimo, da entrambi i punti di vista, sia la salute della persona.

 

Rivista Terra Insubre Anno XVII n. 64 IV Trimestre 2012.