Il Taxus Baccata è una conifera molto usata con fini ornamentali ed è noto sin dall’antichità come miglior legno in assoluto per la realizzazione di archi, date la sua resistenza ed elasticità.

Il genere Taxus, della famiglia delle Taxaceae, comprende differenti specie di piante, identificate con nomi diversi  anche in base alla regione di provenienza, essendo largamente distribuite nell’emisfero nord del pianeta, ritrovandosi in Europa, Nord America, Nord dell’India, Cina e Giappone. La nomenclatura e l’identificazione delle varie specie non sono semplici, essendo i vari alberi molto simili, e condividendo anche la produzione di un buon numero di sostanze chimiche (tutte le specie, in particolare, producono il Tassolo e i tassoidi, sul cui uso ci soffermeremo più avanti).

Cercando informazioni sul Tasso, ci si rende conto fin da subito della sua potenziale pericolosità, essendo evidenziato a chiare lettere su numerosissimi libri e siti internet che sia una pianta velenosa, produttrice di sostanze tossiche e potenzialmente letali. Ce lo ricorda lo stesso Giulio Cesare, che nel De Bello Gallico riporta che Catuvolco, re degli Eburoni (Eburos era il nome del Tasso tra i Celti), si suicidò avvelenandosi con il Tasso piuttosto che arrendersi ai Romani.

Ma il Tasso è così pericoloso? Ed è quindi inutilizzabile per scopi medici?

Come sostenne Paracelso:” Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.”. Anche le sostanze contenute nel Tasso possono essere sfruttate in medicina con effetti più  che utili.

Secondo la medicina popolare dei vari paesi dove la pianta cresce spontanea, il Tasso può essere utilizzato per svariati scopi: nelle nostre regioni si ricorda che con gli arilli (escrescenze carnose rosse che circondano i semi) i nostri nonni producevano uno sciroppo per catarro, tosse, pertosse e per eliminare la renella; inoltre un tempo le foglie erano masticate a scopo abortivo, con gravi rischi d’intossicazione per la donna (l’assunzione di una piccola quantità di foglie o semi induce rapidamente svariati sintomi, quali vomito, coliche, diarrea, alterazioni visive, vertigini, ecchimosi, eccitazione e depressione, irregolarità del respiro, ipotensione, bradicardia, fino alla morte per arresto cardiaco o insufficienza respiratoria; Teofrasto -filosofo e botanico greco vissuto a cavallo del 300 aC- e Galeno -medico romano vissuto a cavallo del 200 dC- parlano di tremendi e mortali avvelenamenti causati dal tasso; Dioscoride – medico, botanico e farmacista greco vissuto nel 1 sec dC- descrisse sintomi di freddo e decesso per asfissia in soggetti che ne avevano mangiato le bacche, e riferisce addirittura che fosse pericoloso addormentarsi sotto le sue fronde! Il fumo del suo stesso legno bruciato sembrava provocare intossicazioni, tanto che veniva usato nella disinfestazione dai topi); in Turchia oltre ad essere noto come abortivo, la medicina tradizionale lo ricorda come antimalarico, antireumatico, aperitivo, sedativo, antiepilettico, e curativo della bronchite e dell’asma.

Avicenna (Ibn Sina), noto medico Persiano vissuto a cavallo dell’anno 1000 dC, lo annoverava (con il nome ‘Zarnab’) tra i medicinali per il cuore, scrivendo sul suo trattato riguardante i rimedi per le patologie cardiache che ‘da’ sollievo al cuore’.

I rimedi popolari qui sopra citati hanno più che un fondo di verità: sono comparsi infatti nella letteratura scientifica negli ultimi anni numerosi studi che confermano molti dei rimedi della tradizione.

È stata confermata l’efficacia di estratti etanolici di Tasso contro alcune classi di batteri e funghi, e sorprendentemente anche l’efficacia della sostanza 10 DABIII (trattata più estesamente in seguito) presente nelle foglie, contro la Leishmaniosi, parassitosi intracellulare particolarmente aggressiva e di difficile trattamento.

L’utilizzo che ne faceva Avicenna aveva una fondata base scientifica: è stato infatti verificato che il miscuglio di alcaloidi estratti dal Tasso avrebbe effetto Calcio-antagonista, come una nota e ampiamente usata classe di farmaci per le patologie cardiocircolatorie (tra di essi ricordiamo ad esempio Nifedipina e Verapamil). Inoltre alcuni anni fa è comparso un report su di uno studio che mostrava un effetto protettivo dell’estratto alcolico delle foglie del Tasso verso l’infarto del miocardio.

L’estratto etanolico delle foglie è stato anche sperimentato contro l’iperreattività bronchiale ed il broncospasmo nell’asma, mostrando effetti protettivi contro alcune sostanze responsabili dell’infiammazione, non solo a livello dell’albero respiratorio, ma anche a livello della cute.

Un ulteriore studio ha evidenziato con procedimenti ancora differenti rispetto all’estratto alcolico la presenza nel tasso di sostanze antinfiammatorie e antidolorifiche.

Nonostante il giustificato entusiasmo che queste notizie possono generare, va rammentato che questi studi sul Tasso sono ancora immaturi, la sicurezza delle sostanze che vengono somministrate deve essere messa al primo posto. Attualmente si posseggono tecnologie che permettono di separare dal miscuglio di composti sintetizzati dalla pianta (si sono contate circa 370 sostanze prodotte dal Tasso!) le componenti utili per scopi medici. La medicina popolare si avvale di strumenti purtroppo inadeguati alla valutazione oggettiva della quantità e della purezza di quanto somministrato, per cui espone chi ne fa uso ad alti rischi d’intossicazione.

 La medicina ‘moderna’ ed un nuovo ruolo per il Tasso

Negli anni ’50 l’Istituto Nazionale del Cancro degli Stati Uniti, fece partire un programma di screening sulle piante con lo scopo di scoprire nuove sostanze tossiche per le cellule tumorali. Nel 1966 due ricercatori (Wani e Wall) scoprirono il Tassolo (Paclitaxel), estraendo questo alcaloide -sostanza organica di origine vegetale e dal potente effetto farmacologico- dal Taxus Brevifolia, parente nordamericano del nostro Taxus Baccata, e pubblicarono nel 1971 il primo report sulla sua efficacia antitumorale.

Il Paclitaxel veniva inizialmente estratto dalla corteccia del Tasso, con una resa scarsissima, imponenti spese ed un danno ambientale importante, vista la morte della pianta per la necessità di utilizzarne la corteccia e la crescita molto lenta della pianta stessa. Si conta che per l’isolamento di 1 kg di Tassolo fossero necessarie 6.7 tonnellate di corteccia di Taxus Brevifolia, equivalenti a circa 2-3000 alberi!

L’impatto ambientale e la crescente domanda del principio attivo, che nel frattempo è stato confermato utile nella terapia di svariati tumori (ad esempio quelli dell’ovaio, della mammella, della prostata, del polmone, dell’esofago, della vescica, il sarcoma di Kaposi, carcinomi di testa e collo, tumori metastatici), hanno spinto la ricerca a sviluppare nuovi metodi di sintesi del Tassolo. Sfortunatamente, sebbene siano state ricostruite le tappe necessarie in laboratorio alla sintesi del Paclitaxel, sono eccezionalmente lunghe e i costi non sono sostenibili, tuttavia è stata isolata dalle foglie del tasso una sostanza, 10-deacietilbaccatin III (abbreviato a 10 DABIII), dalla quale è possibile partire per la sintesi in laboratorio del Paclitaxel e successivamente anche del Docetaxel, Tassotere, primo prodotto di sintesi di efficacia paragonabile al Tassolo con minore difficoltà. Essendo poi il 10 DABIII estratto dalle foglie, queste possono essere raccolte senza danneggiare irreparabilmente la pianta, con anche maggior resa e minori costi.

È comunque chiaro che il procedimento fin’ora utilizzato per la sintesi di queste utilissime sostanze antitumorali non sia ottimale, infatti si stanno ricercando e sperimentando nuove metodologie di sintesi e nuove fonti di Tassani. In particolare è stato scoperto che alcuni funghi endofitici -che vivono a stretto contatto con il Tasso- sono in grado di produrre questi alcaloidi;  sono inoltre state tentate colture di cellule delle foglie di Tasso con sostanze che potessero incrementare la produzione di Tassani; un’ulteriore possibile fonte di questi chemioterapici è l’inserimento, in cellule batteriche innocue, di geni (porzioni di DNA) in grado di far loro produrre i Tassani. Tutte queste strade sembrano per il momento promettenti.

Altro problema dei Tassani è la tossicità: sebbene siano molto attivi, sono scarsamente solubili e presentano effetti collaterali (presumibilmente anche dovuti alle sostanze con le quali vengono associati per aumentarne la solubilità) che in alcuni casi ne limitano la prescrivibilità e il dosaggio: indeboliscono in maniera importante il sistema immunitario, possono provocare una neuropatia del sistema nervoso periferico, reazioni allergiche e, come tanti altri chemioterapici, possono svilupparsi resistenze dei tumori alla terapia. Per questi motivi sono in fase di sviluppo e sperimentazione nuove formulazioni di questi stessi tassani, più solubili e meno tossiche, ed anche nuovi tassani che condividano con i già noti la porzione di molecola utile per l’effetto, ma siano più gestibili e tollerabili dai malati.

Come agiscono i Tassani contro le cellule tumorali?

Per spiegare il meccanismo d’azione di questi farmaci occorre fare un discorso preliminare. Le cellule per riprodursi hanno necessità di seguire alcuni passaggi fondamentali, tra i quali la corretta separazione del patrimonio genetico (condensato in cromosomi, bastoncelli di DNA) tra le cellule figlie. Per questo procedimento sono necessari i microtubuli, filamenti che guidano la regolare migrazione dei cromosomi nelle cellule destinate a generarsi: si formano nel momento in cui è necessario che i cromosomi si separino, e si disassemblano alla fine del processo. Quando le cellule entrano nella fase della riproduzione, nota come mitosi, parte un ‘timer’: permette alla cellula di avere tutto il tempo necessario per suddividere correttamente il DNA tra le cellule figlie e consente anche di avere tempo per correggere eventuali sbagli. Se tuttavia la mitosi non si esaurisce nel tempo predeterminato, potrebbe significare che la cellula sia incappata in errori troppo grossolani e difficili da correggere, per cui si attivano i processi di morte cellulare programmata, con lo scopo di proteggere l’organismo.

Se si ‘avvelenano’ le cellule con i Tassani, i microtubuli non si disassemblano, ma continuano ad allungarsi formando strutture abnormi, inutili, e la fase della mitosi non si esaurisce. In questo modo il scade il tempo limite, per cui la cellula viene destinata alla distruzione.

Essendo i tumori formati da cellule in rapida moltiplicazione, alcuni di essi verranno facilmente colpiti da questi chemioterapici. Vi sono tuttavia possibili meccanismi di resistenza, legati alla difficoltà che possono trovare i chemioterapici nel raggiungere il tumore (che può essere ad esempio dovuta ad una scarsa vascolarizzazione), oppure alla presenza di meccanismi delle cellule tumorali capaci di estrudere i chemioterapici, oppure le cellule tumorali possono essere capaci di rendere inoffensivi i farmaci alterandone la molecola, oppure ancora possono produrre sostanze che inibiscano i processi di morte programmata,….

Anche per questi motivi, sono in studio e sperimentazione altre sostanze diverse dai tassani, ad esempio Epothilone ed Eribulina, in grado di agire con lo stesso target ma differente meccanismo, in modo da avere più possibilità di ottenere il risultato di migliorare la sopravvivenza degli individui che necessitano di queste terapie.

In conclusione, sebbene la Medicina ogni giorno faccia un passo in avanti verso la scoperta di nuove terapie indirizzate verso molteplici malattie, abbiamo un universo da scoprire, del quale abbiamo avuto solo un piccolo assaggio.

Rivista Terra Insubre Anno XIX n. 71 III Trimestre 2014.